La pittura di Micaela Cioc Signorini, atto solitario e notturno, si configura come racconto. Il quadro diventa un mondo di sé conchiuso, creato proprio nello spazio di una notte.
Il ripetersi negli anni di quest'azione notturna e solitaria costituisce il corpus pittorico dell'artista. Raramente mostrato allo sguardo altrui, come gli appunti che costituiscono un Diario, di questo conserva la coerenza. Si tratta infatti dello svolgersi di una storia - non linguistica ma pittorica - di un racconto per così dire, figurato.
Per Micaela la notte non genera mostri ma piuttosto luoghi immaginari, luoghi del colore e sebbene la superficie pittorica nasca da un procedere istintuale, automatico per successive aggregazioni, per stesure sovrapposte, per cancellature, l'esito finale del percorso è sempre formalmente strutturato.
La pittura per Micaela è una teoria di materie colorate; il pigmento è linguaggio, significante e significato che non rinvia ad altro da sé.
Proprio la composizione spaziale dell'opera, ossia il coincidere della totalità del supporto con l'espandersi della pittura, testimonia l'immediatezza del gesto che si fa nel corso dell'esecuzione sempre più automatico, più veloce, teso a coprire con la pittura gli ultimi lembi della tela. Il quadro nasce in una notte e non viene ritoccato successivamente, dunque vengono evitati i pentimenti e le riprese, poiché anche le cancellazioni sono immediate. Proprio come un'esternazione della coscienza, una lettera scritta senza prima copia, la pittura è linguaggio fulmineo.

Lucilla Meloni